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La sconfitta del bel gioco

Francesco Panza
Scritto da Francesco Panza

I tre schiaffi della Casertana riaprono il dibattito sul Catanzaro alla ricerca di un centro di gravità permanente

Dove eravamo rimasti? Ah sì. La versione migliore del Catanzaro targato Calabro rimedia tre sberle dalla Casertana. Roba che a leggere il tabellino diresti “forte questa Casertana”. E per carità, forte e maledettamente cinica lo è stata per davvero. Tre gol non si fanno mai per caso.

Ma al triplice fischio la sensazione di disagio è rimasta attaccata addosso con il potere che hanno solo alcune partite strane. Di quelle che ti lasciano con lo stesso sguardo attonito del Pablo Escobar di Netflix.

Un po’ come Catanzaro-Juve Stabia di due stagioni fa. Stesso risultato finale, stessa identica incredulità.

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Da allora sono successe molte cose. Decine di giocatori durati il tempo di un morzello a digiuno, un paio di esoneri, un’area tecnica nuova di zecca e gli immancabili play-off persi.

E sono proprio gli spareggi promozione a condizionare pensieri e azioni di questo Catanzaro, tanto esperto sulla carta quanto fragile nei momenti in cui di quell’esperienza ci sarebbe bisogno come l’aria.

Sarà per questo che alla viglia della partita di mercoledì, la parola chiave scelta da Calabro in conferenza stampa è stata rabbia.

Lo ha ripetuto tante volte nel corso della stagione, eppure in questa occasione il tecnico lo ha ribadito con la consapevolezza di chi ha già visto i suoi staccare improvvisamente la spina.

È successo contro Ternana e Palermo. C’è stata la ricaduta contro la Paganese. Insomma, i precedenti non mancano.

Contro la Casertana Calabro manda in campo gli stessi che quattro giorni prima hanno battuto il Foggia a domicilio con l’unica variazione di Porcino al posto di Contessa.

Il modulo è il solito, un 3-4-1-2 con le poche certezze delle ultime settimane: una difesa solida che incassa pochi gol, Corapi in mezzo ad illuminare, Carlini dietro le punte ad inventare.

I giallorossi ci mettono qualche minuto a prendere le misure agli avversari, giusto il tempo di un tiro dal limite di Cuppone che costringe sin da subito Di Gennaro agli straordinari. Poi inizia il monologo del Catanzaro.

È un susseguirsi di giocate in velocità e occasioni da gol come non se n’erano mai viste in stagione.

Ad aprire le danze ci pensa Di Massimo al 10′ con un tiro a giro sul secondo palo destinato all’incrocio. Avella la vede partire giusto in tempo per tuffarsi di lato e deviare in angolo.

Al 18′ la seconda imprecazione. Casoli fa tutto bene sulla destra e mette al centro un pallone teso e veloce al punto giusto per ingannare Avella che sbaglia il tempo dell’uscita. Curiale è lì, da solo, al centro dell’area. Deve solo spingere il pallone in rete ma non si sa come la spara alta sulla traversa. Mani in testa.

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Le Aquile ci credono. Cosa vuoi che sia la sfortuna se in campo c’è una sola squadra? Avrà pensato questo Curiale al 24′ quando con un delizioso tacco restituisce il pallone a Di Massimo al termine di uno scambio nello stretto. Il numero 18 ha lo specchio della porta davanti a sè e nessun avversario davanti. Il destro è potente, ma la mira non aiuta. Terza occasione gettata alle ortiche.

Non c’è il tempo di disperarsi perché una manciata di secondi più tardi capita un’altra occasione incredibile, ancora una volta a porta vuota. Prima Corapi, poi Di Massimo e infine Curiale non riescono a buttarla dentro con i difensori campani alla disperata sulla linea di porta.

Al 27′ ci prova Corapi a rompere l’incantesimo direttamente su punizione. Il suo destro prende il giro giusto sul primo palo e colpisce l’esterno della rete. Il gol è solo un’illusione.

Di occasioni nel primo tempo non ce ne saranno più. Si va negli spogliatoi con il rammarico per non averla buttata dentro ma con la convinzione che il gol sia solo questione di tempo.

E sembra proprio così quando in avvio di ripresa Casoli se ne va sulla destra e la mette in area al centro per Curiale. L’anticipo sul difensore è netto ma la sua girata di destro è debole. Avella blocca in due tempi.

Il Catanzaro macina gioco, ci crede, vuole vincerla. Non sa ancora che fra qualche minuto la dura legge del calcio entrerà in azione.

Minuto 59. La Casertana sfonda sulla destra con Rosso che viene servito in profondità e la mette subito al centro nell’area piccola del Catanzaro. Il pallone è di quelli velenosi, rasoterra e veloce, ma ricacciarla verso il centrocampo sembra un gioco da ragazzi per Scognamillo che è anticipo sugli avversari. E invece accade quello che non ti aspetti. Pallone svirgolato col sinistro che si insacca nella porta difesa da Di Gennaro.

Cala il silenzio. Si sentono solo i giocatori della Casertana esultare nel “Ceravolo” vuoto che in altri tempi avrebbe esortato le Aquile a crederci con il più classico dei “forza ragazzi” mentre si torna mestamente verso il cerchio di centrocampo.

Il riecheggiare lontano di quel coro non basta. La reazione del Catanzaro è sterile e affidata più alla pancia che alla testa.

Calabro prova a pescare il jolly dalla panchina. Entrano Contessa ed Evacuo per dare maggior fluidità a sinistra e peso in avanti. Il primo esce poco dopo per infortunio. In ogni caso, i cambi si rivelano del tutto inutili.

Al 62′ ci prova Di Massimo dal limite. Si accentra salta un avversario e scocca un sinistro sul quale Avella si tuffa deviando in angolo.

Al 70′ il raddoppio della Casertana. Inesorabile. Angolo battuto lungo sul secondo palo, Carillo svetta su Fazio e la mette nel sette dove Di Gennaro non può fare altro che provare a smanacciare.

Il Catanzaro non ci sta ma la giornata è di quelle storte che a raccontarla non sembra vero.

Casoli

Nel frattempo la girandola di cambi è già partita con Jefferson, Molinaro e Verna dentro nel disperato tentativo di rimettere in sesto una gara segnata.

Evacuo prova la conclusione ma è ancora Di Massimo all’84’ a rendersi pericoloso. Servito in profondità, il suo sinistro è potente ma Avella è ben posizionato e devia in corner con i pugni.

Ormai sono saltati tutti gli schemi e la Casertana va a nozze con le praterie che si aprono in mezzo al campo. In una di questa ci si tuffa Rosso all’87’ dopo aver recuperato un pallone sulla trequarti. il suo filtrante è per Matos che taglia in diagonale bruciando Casoli, adattato per l’occasione a centrale di difesa, e supera Di Gennaro in uscita con un tocco sotto per il definitivo 0-3.

Il resto è solo attesa che separa dal triplice fischio.

Il Catanzaro esce dal campo a testa bassa e scuro in volto, proprio come la maglia nera che ha smesso da tempo di essere talismano.

La partita della conferma, della terza vittoria consecutiva, della crescita, ha messo invece in luce la fragilità di una squadra alla ricerca di un centro di gravità permanente.

Il bel gioco tanto acclamato, alla fine si è rivelato per ciò che è se non accompagnato dalla qualità: un inutile esercizio di stile.

Lo stesso che dilania da anni una piazza impegnata a dividere il mondo in “pro e contro”. Un giorno si tratta dell’allenatore, il giorno dopo del giocatore, quello successivo del dirigente, in ultimo il presidente.

Un cliché sempre uguale, come del resto uguale è l’effetto fianale: il Catanzaro fermo al palo della Lega Pro.

Di sicuro ci manca qualcosa per competere ai massimi livelli di un torneo monopolizzato dalla Ternana. Qualcosa che neanche il mercato di gennaio è servito a colmare.

È vero, siamo tutti stanchi e debilitati da un trentennio di Serie C.

Ma se quello striscione in Curva non era semplice retorica applicata al calcio, il modo per uscirne è solo uno: Tutti uniti. Tutti insieme.

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Francesco Panza

Francesco Panza

2 Commenti

  • IL NOSTRO MERCATO ESTIVO E DI GENNAIO MI SUGGERISCE L’IMMAGINE DI UN BARBONE EXTRACOMUNITARIO CHE ROVISTA NEL CASSONETTO DELL’IMMONDIZIA .

  • Ottimo articolo, ma viene dimenticato il monumentale errore arbitrale nel non concederci il rigore (nettissimo) per un tocco di mano (schiacciata a braccia aperte stile pallavolo) di un difensore campano”

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