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L’amore è eterno, fino alla prossima offerta

Scritto da Redazione

Meglio essere protagonista in provincia che una comparsa in città?

Ogni tanto il calcio ti regala una storia che vale più di mille trattative. Quella di Gianluca Vialli è una di queste. Aveva poco meno di ventiquattro anni quando il Milan di Silvio Berlusconi e di Arrigo Sacchi bussò alla sua porta. Era il Milan che stava per diventare il più forte del mondo. Chiunque avrebbe firmato senza pensarci due volte.Lui no.Scelse di restare alla Sampdoria. Qualcuno racconta che disse una frase rimasta nella storia: meglio essere protagonista in provincia che una comparsa in città. . Con le dovute, anzi doverosissime proporzioni, viene da pensarci guardando ciò che sta accadendo intorno al Catanzaro. Non perché Catanzaro sia la Sampdoria di Mantovani o perché qualcuno debba rinunciare ai propri sogni. Sarebbe un paragone fuori luogo. Ma perché negli ultimi anni il Catanzaro è riuscito a fare qualcosa di straordinario: prendere calciatori poco conosciuti, aspettarli, valorizzarli, trasformarli in protagonisti e, inevitabilmente, in uomini mercato. Pontisso ha scelto un’altra strada. Intorno a Pompetti si rincorrono le voci di mercato. Favasuli guarda legittimamente alla Serie A. Pittarello viene accostato al Pisa, che giocherà lo stesso campionato del Catanzaro. Storie diverse, che non vanno messe tutte nello stesso calderone. E nessuno va giudicato. Perché i soldi contano. Eccome se contano. I procuratori fanno il loro lavoro, cercano il contratto migliore, l’ingaggio più alto, la soluzione che ritengono più vantaggiosa per i loro assistiti. È il calcio moderno e sarebbe ipocrita fingere che non sia così. Eppure una domanda continua a tornarmi in mente. Possibile che Catanzaro debba essere sempre un trampolino e quasi mai una destinazione?Possibile che la prima idea sia sempre quella di partire?Forse appartengo a un calcio che non esiste più. Quello in cui una città ti adottava davvero, una maglia finiva per pesare anche nelle scelte di vita e il presidente diventava quasi uno di famiglia. Oggi spesso decidono i numeri: l’ingaggio, la durata del contratto, le commissioni, le plusvalenze. Tutto giusto. Ma il calcio non può essere soltanto questo. Perché ci sono cose che non hanno un prezzo: la fiducia di un allenatore, l’abbraccio del Ceravolo dopo un gol, il rispetto di una tifoseria, la possibilità di sentirsi protagonista invece che una semplice alternativa. Quanto valgono queste cose? Su un contratto probabilmente niente.Nel calcio, forse, moltissimo. Vialli rinunciò al Milan e, tre anni dopo, alzò lo scudetto con la maglia della Sampdoria. Non perché fosse un sognatore ingenuo o uno che non capiva il valore dei soldi. Aveva semplicemente compreso una cosa che, nel calcio di oggi, sembra quasi rivoluzionaria: non sempre la scelta migliore è quella che ti fa guadagnare di più. A volte è quella che ti permette di essere protagonista, di sentirti nel posto giusto, di costruire qualcosa invece di inseguire semplicemente qualcosa. Non pretendo che i calciatori del Catanzaro facciano la stessa scelta. Sarebbe ingiusto. Il calcio è cambiato, le carriere sono sempre più brevi e ognuno ha il diritto di scegliere il proprio futuro. Però mi piacerebbe pensare che, prima di mettere una firma, qualcuno trovasse ancora il tempo di fermarsi un attimo e chiedersi: “Sto andando davvero in un posto migliore… o semplicemente in un posto che mi paga di più?” Perché le due cose non sempre coincidono. La risposta non è scritta in un contratto. Non la decide un procuratore.La racconta il campo. E, qualche volta, la suggerisce anche il cuore.

Harp

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Redazione

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8 Commenti

  • Bravo , tutte quelle lacrime che si vedono tutte sceneggiate i calciatori veri anzi scusate gli uomini veri sono una razza in estinzione , pazienza c’e’ ne faremo una ragione certo un Di Nardo contro Pitta porterebbe equilibrio , staremo a vedere .

  • Ottimo articolo della redazione e concordo anche su quanto dice Freccia. Ho fatto lo stesso pensiero su Di Nardo.
    Giusto pensare che le scelte che sembrano migliori poi magari non lo sono, vedi mister Vivarini.

  • Dobbiamo capire che il mondo del calcio gira così. Sono da capire i giocatori che hanno una carriera concentrata in 15 anni cercare di monetizzare più possibile, probabilmente ognuno di noi razionalmente farebbe valutazioni ricevendo offerte migliorative. Quello che non comprendo sono i post strappalacrime degli stessi quando parlano di un Popolo, di un’identità, un rapporto indissolubile con questa Terra, etc etc. Togliendo Liberali e Favasuli che era logico fossero nel mirino di squadre di serie A, abbiamo perso Pontisso, Brighenti, Cassandro è’ andato a Palermo, forse Pompetti, ora Pittarello…. Conta solo la Maglia i giocatori passano….

  • La colpa è sempre e solo vostra. Non è più il tempo degli idoli. Basta corse sotto la curva, basta interviste inutili con risposte inutili, basta baci alla maglia, basta presenziare agli allenamenti, basta morzeddri, basta osannarli. Basta basta basta. Semplicemente BASTA. Finiti i 90 minuti devono diventare tutti dei signor nessuno. Ignorateli e non vi sentirete traditi. Usateli e non fatevi usare.

  • Io non sarei così drastico.
    Sono professionisti che chiaramente seguono la loro carriera, come tutti noi d’altronde. Questo però non toglie che possano restare legati in qualche modo ai tifosi, al territorio e a tutto quello che li ha accompagnati nella loro esperienza in una squadra. Questo è il senso che do ai loro post di saluti. Pitterello è stato criticato tanto, io sono stato il primo a farlo quando durante la prima stagione non ha reso per quello che ci si aspettava da lui. Ma ha sempre combattuto, ci ha creduto e l’anno scorso ha fatto una bella stagione. Mi auguro per lui che qualunque scelta faccia si riveli quella giusta , se lo merita.

  • Come dice giustamente l’articolo non tutti i casi sono uguali, un conto sono Liberali e Favasuli che oggettivamente non possono giocare in serie B, un altro Pontisso o peggio Pittarello. L’abbiamo preso che non sapeva nemmeno stoppare un pallone.
    E ci metto nel calderone anche Aquilani: a quarant’anni poteva anche restare un altro anno e tentare un’impresa che l’avrebbe portato nella storia, tra un anno una panchina di A l’avrebbe comunque trovata, invece ha scelto di essere come tutti gli altri.
    In ogni caso fiducia totale nella nostra società, vedremo durante l’anno chi avrà fatto le scelte giuste.

  • Per questo dico che vanno trattati da semplici lavoratori e non da idoli. Gli idoli son, anzi erano altri. Senza scomodare i vari F. Baresi Maldini Totti Del Piero, possiamo ad esempio citare i Vignando e quelli come lui. Loro non baciavano la maglia, non ce n’era bisogno. Baciare la maglia è una cosa seria.

    • Secondo me bisogna trattarli per quello che sono, cioè esseri umani…
      A Catanzaro riusciamo a creare un alchimia incredibile tra la squadra e i tifosi, davvero in poca piazze si vede questo livello. E l’esplosione “lavorativa” di allenatori e calciatori ne è la dimostrazione. In questa Alchimia è normale che un calciatore in uno stadio che ribolle dopo un gol senta quel senso di unione, di comunione con il popolo e baci la maglia. È tutto così umano.
      Io credo che ogni calciatore debba lottare per quella maglia fin tanto che la indossi, e se lo fa, anche quando decidesse di andare via non bisognerebbe criticarlo, è un umano con le sue necessità. Andrà a lottare per un’altra maglia, come è giusto che sia. E quando lo incontreremo da avversario e sará sul dischetto del rigore…lo fischieremo per fargli perdere la concentrazione e fargli spedire il pallone in curva, come è giusto che sia.
      Questo è il bello del calcio, si lotta si suda in campo e sugli spalti tutti insieme per la stessa maglia. Noi la indosseremo per tutta la vita , altri la cambieranno. Ma non bisogna dimenticare che hanno combattuto per lei anche loro.

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