Lettera dei lavoratori: sostegno per i precari dell’UMG di Catanzaro

Tante (troppe) famiglie allo sbando.

I (“lavoratori”) precari non contrattualizzati dell’Università degli Studi “Magna Graecia” di Catanzaro, dopo anni di fattivo servizio prestato a vantaggio dell’Ateneo e dopo avere contribuito al suo sviluppo e al suo efficiente funzionamento, si trovano oggi costretti – in conseguenza dell’ormai sorda ed irriconoscente chiusura manifestata dai vertici dell’Amministrazione universitaria – a sottoporre alle Istituzioni cittadine, provinciali e regionali tutte, alle Organizzazioni Sindacali aziendali e territoriali, ai docenti, al personale dell’Ateneo, e, non ultimo, agli studenti il proprio grido di allarme rispetto alla situazione di drammatico impatto sociale e rilevante criticità che le determinazioni dell’Ateneo stanno disgraziatamente comportando.

Dopo aver annunciato, sin dallo scorso anno, nobili propositi di più adeguata “sistemazione” lavorativa dei collaboratori precari e averne assunto dialogicamente impegno con i Sindacati, sottoscritto con la neonata Fondazione Universitaria UMG convenzioni recanti specifiche prospettive di salvaguardia del personale precario – il tutto nella prospettiva di far fronte alle proprie, ormai croniche, carenze di personale (l’Ateneo conta, infatti, poco più di 110 unità a fronte di un’esigenza organica stimata, nel 1997, in sede di decreto istitutivo – e con dimensioni assai più ridotte – in quasi 180 unità) – l’Amministrazione universitaria ha, inaspettatamente, mutato avviso.

E così – mentre la Fondazione UMG, a dispetto degli impegni assunti (e condivisi dall’Ateneo finanziatore) si accingeva a bandire e aggiudicare (come poi è avvenuto) procedure di somministrazione di lavoro dell’importo di un centinaio di migliaia di euro – chi scrive, alla scadenza del proprio rapporto di collaborazione ha solo potuto (e dovuto) prendere atto di una assai sgradita “strenna natalizia”, apprendendo la determinazione dei vertici dell’UMG di non procedere più all’attuazione dei propositi annunciati. Si è così venuto a creare uno stato di sofferenza dello stesso Ateneo, i cui studenti, docenti e dipendenti sperimentano ormai di giorno in giorno il progressivo e crescente declino dei servizi sin qui efficacemente assicurati con il contributo del personale precario oggi (fin troppo spensieratamente) messo alla porta.

Di fronte ad una così drammatica (e inaspettata) evoluzione degli eventi, in una Regione nella quale la crisi economica e occupazionale è assai più evidente e sensibile che altrove, e dove avere un’occupazione (anche soltanto precaria) è davvero assai arduo, i precari non contrattualizzati dell’UMG – ormai senza lavoro da oltre cinquanta giorni – lanciano alla Città, alle Istituzioni tutte, alle organizzazioni sindacali (e specialmente a quelle risultate fin qui meno sensibili al problema), ai docenti (con troppa disinvoltura rimasti fuori dalla vicenda), agli studenti e ai responsabili degli Uffici di Ateneo e, più in generale, a chiunque creda di potersi fattivamente occupare del loro problema (che è anche il problema di tante, troppe famiglie – illuse sino a ieri – improvvisamente private del proprio reddito e, talora, di qualsiasi mezzo di sostentamento), il proprio grido d’allarme e la disperata richiesta dell’aiuto necessario a restituirli al loro lavoro (prezioso, credete, per lo stesso Ateneo!) e a sottrarli a quella situazione di “precarietà esistenziale” nella quale, loro malgrado, sono ormai inesorabilmente scivolati, affinché ciascuno di essi non debba più ripetere l’accorato verso di un poeta minore del ‘500:

“Oh fortuna volubile e leggiera !

Appena vidi il Sol, che ne fui privo;

e a cominciar del dì giunse la sera”.

Autore

Salvatore Ferragina

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