Carta Bianca

”NON SOLO IMPROTA”

Chi vuol bene al Catanzaro ora deve seguirlo nel prepararsi la valigia

In questi ultimi mesi è stato una sorta di refrain replicato in qualsiasi contesto, anche i meno indicati. Nel momento in cui si accennava ad una qualsiasi critica nei confronti dell’operato della società e della squadra giallorossa, usciva fuori l’anima candida di turno che si/vi/ci poneva di fonte ad un quesito che suonava più o meno così: “Non credi che sia il momento di mettere da parte le polemiche per il bene del Catanzaro?”.

In molti ne hanno sentite talmente tante e dalle fonti più disparate che quasi hanno iniziato a convincersi. Vuoi vedere, si sono detti, che hanno ragione loro e che è il caso di ingoiare quanto più rospi amari possibili per evitare di creare ulteriori complicazioni?

E così, molti hanno iniziato a regolarsi di conseguenza. Ad esempio ponendo in fondo ad un ragionamento, ad una domanda od ad un articolo la questione spinosa che gli si poneva dinanzi o glissando su quelli che potevano essere gli argomenti più sensibili.

Alcuni addirittura venendo meno al dovere di comunque informare il lettore che ha la dabbenaggine di leggere un giornale, aprire un sito Internet dedicato al Catanzaro o seguire un notiziario televisivo sull’argomento.

Ora, chiusa la stagione con l’ennesima tremenda delusione, appare necessario rivolgere la medesima domanda a tutti coloro che da più parti l’hanno fatta.

Qui non si tratta di fare volare stracci consunti né tantomeno di prendersi rivincite che nessuno vuol prendersi, men che meno sulla pelle della squadra che ogni catanzarese ha nel proprio DNA più dei cromosomi trasmessigli dai propri genitori.

Qui si tratta, molto più semplicemente, di chiedere, a chi di competenza, di assumersi per intero le proprie responsabilità.

Ciò di cui stiamo parlando è, senza mezzi termini, l’ennesimo fallimento gestionale di una stagione. Pur nata sotto auspici dimessi, le successive mosse tecniche e gestionali hanno reso scoperto quello che era l’obiettivo dell’annata.

Vincere il campionato non era solo una eventualità possibile quanto un obbligo per un gruppo strutturato pur se pletorico.

Con il passare del tempo è divenuto evidente quello che in molti si sospettava. C’è stato qualcuno che in questa stagione si giocava il tutto per tutto per ottenere un riscatto in una città che prima l’ha amato ed adesso lo tollera solo a fatica. Questo qualcuno è Gianni Improta.

Il Dg giallorosso, richiamato in questa stagione dopo l’abominevole fallimento contabile – poi revocato – dell’epoca Poggi – Parente e l’indecoroso fallimento tecnico operato in collaborazione con Pasquale Logiudice della scorsa annata, ha gettato sul tappeto tutte le sue carte, anche quelle che la società non possedeva, nel tentativo di prendersi una rivincita sui suoi molti detrattori.

Gli è però andata male.

Il Catanzaro, non solo per colpa sua, è giusto precisarlo, il salto in Prima Divisione quest’anno non lo farà.

In compenso quel che rimangono sono macerie. Fortunatamente non tanto tecniche visto che ci ha pensato Nicola Provenza ad impedire che ciò accadesse ma certamente di natura contabile e di immagine si.

Basti pensare alla circostanza che, nonostante ci sia chi pensi il contrario, nuovamente il popolo giallorosso sarà costretto a misurarsi con il rischio della mancata iscrizione al prossimo campionato (serve circa mezzo milione di Euro entro fine mese), nonché alle frequenti inqualificabili esternazioni del Dg che hanno avuto come conseguenza l’irrigidimento senza scampo dei rapporti tra società, quasi tutta la stampa locale e nazionale e parte della tifoseria.

Così, adesso, la domanda su chi vuol bene al Catanzaro deve essere rigirata e fatta proprio al Dg Improta.

Se la risposta, come tutti quanti credono, è si allora la strada maestra è soltanto una.

Prendere la propria valigia e dire addio all’unica città che l’ha visto operare per così tanto tempo nelle varie forme che una società calcistica contempla. Rinunciando magari ad un altro anno di contratto generosamente offertogli da chi l’ha richiamato ed al compenso pattuito da tale contratto. Sarebbe l’ultimo atto di vera nobiltà da parte di un Baronetto purtroppo in declino.

SF 

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Salvatore Ferragina

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