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Un anno di Catanzaro

Floriano Noto
Tony Marchese
Scritto da Tony Marchese

I fatti messi in fila, uno dietro l’altro, per capire cosa è successo negli ultimi 365 giorni e scorgere gli orizzonti di un futuro incerto

Inizia il decennio del centenario per l’US Catanzaro. Un momento importante nel bel mezzo di una situazione tecnica e gestionale che con il passare dei mesi si è fatta incresciosa.

Eppure scorrendo le immagini del 2019 appena trascorso, si scopre che l’inizio non era stato dei peggiori con la squadra ben posizionata in classifica, lanciatissima alla rincorsa verso la capolista Juve Stabia che putroppo sappiamo tutti com’è finita.

Mister Auteri

Mister Auteri

Eppure in quell’occasione nessuno si è presentato in sala stampa per augurarsi unità di intenti. Nessuno della società ha speso parole per la squadra ed il tecnico, per incoraggiare a continuare quella rincorsa nonostante la battuta d’arresto con Giannone al dischetto del rigore.

La stessa società forse non ha creduto del tutto alla possibilità di poterlo vincere quel campionato, visto il mercato di gennaio lacunoso e tentennante segnato dall’arrivo di Bianchimano in prestito solo nell’ultimo giorno utile.

Non è un caso che il torneo, seppur entusiasmante per larghi tratti, si è concluso con un’altalena di risultati positivi e negativi conditi dal rincorrersi di voci circa i dubbi sulla posizione di mister Auteri, sfiduciato di fatto dall’entourage composto da dirigenti e codazzo di “consiglieri”, fino al culmine del doppio confronto playoff contro il Salò nel quale le carenze di organico si sono palesate come mai prima durante la stagione.

Floriano Noto

Il presidente Floriano Noto

Non c’è tempo di riflettere troppo che la nuova stagione parte subito con il brivido. Mister Auteri sarebbe pronto a rinunciare al proprio incarico per volare verso nuove avventure. Il timore di un ridimensionamento delle aspettative da parte della tifoseria con conseguente impatto sulla campagna abbonamenti, spinge la società a confermare il tecnico e rilanciare le ambizioni.

La promessa è quella di rinforzare una squadra che difetta in esperienza e qualità nonostante l’ottimo impianto di gioco. La campagna acquisti si rivela sin da subito non all’altezza delle premesse.

Invece di puntellare la squadra con tre, massimo quattro elementi di assoluto livello, si preferisce aumentare a dismisura la rosa con calciatori doppi e tripli per ruolo, ma senza alzare l’asticella della qualità.

Nonostante qualche campanello di allarme in trasferta, la stagione inizia discretamente bene. Il Catanzaro è ben posizionato tra le prime della classifica. Si gioca Reggina-Catanzaro, una sorta di spartiacque per le sorti recenti dei giallorossi. Accadono fatti gravissimi di cui si occupa anche la giustizia sportiva con polemiche sui giornali nazionali per oltre una settimana.

In quel frangente appare evidente che squadra ed allenatore sono soli, non tutelati e purtroppo spesso maltrattati in quei campi della Serie C dove l’ambiente è più caldo. Quello che segue ormai è cronaca, Auteri viene prima sfiduciato e subito dopo esonerato a seguito della debacle interna con il Potenza. È il preludio all’avvento di Grassadonia.

Presentato dal presidente Noto come colui che avrebbe dato continuità al progetto tecnico, ha giusto il tempo di presentarsi alla squadra e perdere a Bari prima di inziare  a “smontare” l’impianto tecnico costruito dal suo predecessore.

Accantonato il 3-4-3, la squadra gioca con un 3-5-2 che finisce per snaturare la posizione in campo di diversi interpreti che nella precedente gestione avevano portato il Catanzaro ad avere l’attacco più prolifico dell’intera Serie C.

Grassadonia

Mister Grassadonia

L’avvento di mister Grassadonia è segnato anche da una serie incredibile di topiche comunicative, alcune decisamente clamorose. La prima quando smentisce il presidente Noto circa una possibile estensione del contratto in caso di promozione in Serie B. Subito dopo spara a zero contro le strutture sportive che a suo dire non sarebbero adeguate e costringerebbero la squadra ad allenamenti itineranti. Ancora, le accuse di negatività all’ambiente, i “giochini” della stampa e il richiamo alla necessità di programmazione e serietà, insinuando implicitamente che forse la società non lo avrebbe fatto.

Tutto questo, unito ad un clima di generale sfiducia, porta la società ad indire un silenzio stampa che interrempe con la confernza indetta la scorsa settimana da Pasquale Logiudice.

In quel frangente il direttore sportivo si augura per il 2020 l’unità di intenti da parte di tutte le componenti, societarie e non, ammettendo che forse in qualche frangente è proprio l’unità ad essere mancata, oltre ad errori personali e di strategia.

Sempre Logiudice ammette che forse il silenzio stampa si sarebbe potuto evitare e di conseguenza getta le basi per un proficuo lavoro nel corso del nuovo anno. Le direttive della società in tema di mercato sono chiare: prima si vende e poi si contrattualizzano nuovi calciatori con il preciso scopo di accontentare i dettami di mister Grassadonia.

Ma non doveva essere l’allenatore della continuità tecnica?

Pasquale Logiudice

Il ds Logiudice

Nel frattempo inizia il calciomercato e la prima voce è dirompente. Maita, il capitano delle Aquile, potrebbe essere merce di scambio sull’asse Catanzaro-Cosenza per arrivare al 34enne Leandro Greco, oggetto del desiderio del mister. Altre voci coinvolgono i pezzi più pregiati della squadra giallorossa da Kanoute a Celiento passando per Fischnaller oltre alla pletora di prestiti e rincalzi, sacrificabili forse in nome di un cambio di modulo.

Poi arriva il momento della prima conferenza conferenza stampa dell’anno di mister Grassadonia. Tutti si attendono dal tecnico un tono distensivo e pacificatore. Invece accade che il tecnico decide di polemizzare veementemente con un giornalista presente, a suo dire colpevole di aver riportato erroneamente una sua dichiarazione al direttore sportivo Logiudice.

Ne viene fuori un battibecco acceso che società e stampa presente decidono di non pubblicare di comune accordo,  ma che rappresenta senza dubbio un sintomo della sindrome da accerchiamento che vive il tecnico e forse parte della dirigenza.

Quella stessa sindrome che si e’ potuta riscontrare nel momento in cui alcuni calciatori hanno rivolto dei gesti di rivalsa nei confronti del pubblico allo stadio, reo di aver criticato alcune performances non proprio di livello.

La realtà come sempre sta nel mezzo. È chiaro che la piazza, in tutte le sue componenti, sia delusa dalla stagione e dal continuo atteggiamento di chiusura.

Noto

Nicola Santacroce e Desiderio Noto

La proprietà Noto è stata voluta ed inseguita dalla piazza per alcuni decenni, ed ora che si è finalamente materializzata c’è grande attesa per i risultati che questa potrebbe produre a livello sportivo. Testimone di ciò è la quota abbonati che quest’anno è stata superiore alle duemila unità.

È vero, i risultati sportivi di questa stagione non sono esaltanti, e probabilmente nella seconda parte del campionato si dovrà far fronte ad ulteriori complicazioni, ma ciò che ci si aspetta da una proprietà forte è la capacità di imparare dagli errori e correggersi in corsa.

Le delusioni provocate dagli scarsi risultati sul campo degli ultimi mesi provocano delle sacrosante critiche, che non sono frutto di “sciacallaggio” o di chissà quale “giochino” o piano ordito ai danni di nessuno.

Negli ultimi due anni qualcosa non ha funzionato, specialmente sul fronte dell’organizzazione societaria passata dal rincorrere i modelli virtuosi del calcio italiano al navigare a vista orchestrato da protagonisti dalle dubbie capacità.

La gente chiede nuovi orizzonti che non siano fatti necessariamente di spese folli ed investimenti monstre. I tifosi chiedono competenza, entusiasmo, passione. Catanzaro chiede di non essere relegata, per l’ennesima volta, ad un destino di terza serie.

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Tony Marchese

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