Quanto abbia inciso un calendario che ha costretto il Catanzaro ad affrontare tre trasferte consecutive, quanto abbiano pesato gli errori commessi nella gestione del calciomercato e quanto abbia influito un ritiro estivo iniziato con una rosa ancora incompleta sono interrogativi ai quali, oggi, è difficile dare una risposta certa. C’è però un dato di fatto, ed è impossibile ignorarlo: dopo tre giornate di campionato, il Catanzaro è ancora fermo a zero punti. Su queste prime tre partite si può dire tutto e il contrario di tutto, ma la sfida di ieri contro il Südtirol rappresentava, per andamento e contenuti, una classica gara da pareggio. Una partita nella quale le due squadre hanno fatto davvero poco per vincerla e che, soprattutto, si è giocata in condizioni climatiche tutt’altro che semplici, con un caldo asfissiante che ha inevitabilmente condizionato ritmi e intensità.
Una partita che chiedeva equilibrio
Bisogna dirlo con chiarezza: il Catanzaro ha avuto maggiormente il dominio territoriale e ha provato a fare qualcosa in più rispetto agli avversari, ma non ha mai dato la sensazione di avere davvero in mano la partita. Il possesso e una maggiore presenza nella metà campo del Südtirol non si sono tradotti in una produzione offensiva sufficiente per pensare di poter conquistare i tre punti. Le occasioni realmente pericolose, infatti, si contano sulle dita di una mano. La conclusione di Alesi, stampatasi sulla traversa, l’incursione di Iemmello e qualche iniziativa sporadica di Koffi sono state le situazioni migliori costruite dai giallorossi. Troppo poco per poter affermare che il Catanzaro avrebbe meritato di vincere. Dall’altra parte, il Südtirol non ha certo fatto molto di più. La sensazione, per lunghi tratti, è stata quella di una gara bloccata, nella quale nessuna delle due squadre sembrava avere le armi necessarie per spostare davvero l’inerzia della partita.
Ed è proprio per questo che il pareggio sarebbe stato probabilmente il risultato più logico.
Il Catanzaro l’ha persa quando ha deciso di vincerla
Il paradosso è che il Catanzaro è riuscito a perdere proprio una partita nella quale, con un pizzico di prudenza in più, avrebbe potuto portare a casa almeno un punto. Negli ultimi minuti la squadra ha cercato con maggiore convinzione la vittoria, probabilmente spinta dalla necessità di cancellare quello zero dalla classifica. Ma la voglia di conquistare a tutti i costi i tre punti si è trasformata in un rischio che il Catanzaro ha pagato carissimo. A quel punto sarebbe servita maggiore lucidità. Perché una squadra ancora alla ricerca di equilibrio, reduce da due sconfitte e con una condizione fisica non ancora al massimo, deve anche sapere leggere i momenti della partita. Se non puoi vincerla, devi almeno evitare di perderla. Il punto, oggi, avrebbe avuto un valore soprattutto psicologico. Lo zero in classifica, invece, rischia di alimentare tensioni e interrogativi che, dopo appena tre giornate, sarebbe sbagliato trasformare in sentenze.
I cambi e il problema dell’esperienza
Anche le scelte operate nel corso della gara meritano una riflessione. È evidente che si può decidere di voler cercare il risultato a tutti i costi, ma quando si cambia così tanto l’assetto della squadra bisogna essere consapevoli di ciò che si toglie al gruppo in termini di esperienza e personalità. L’uscita di Antonini, già non al meglio delle condizioni, è comprensibile sotto il profilo fisico. Ma la sostituzione di Petriccione, in un momento così delicato della partita, ha di fatto privato il Catanzaro di uno degli elementi che rappresentano l’asse portante della squadra per esperienza, equilibrio e conoscenza della categoria. A questo si aggiungono le uscite di Dorval e di altri elementi che, pur con caratteristiche differenti, possono garantire quella dose di esperienza e malizia che in Serie B può fare la differenza. E quando contemporaneamente vengono meno diversi giocatori abituati a questo campionato, il rischio è quello di consegnare troppo spazio all’inesperienza.
Troppi giovani, poco equilibrio
È qui che emerge un altro tema. L’inesperienza di giocatori come Garnica e Tchaunua, per esempio, può rappresentare una risorsa nel momento in cui viene inserita all’interno di una struttura equilibrata. Diventa invece un problema quando la squadra perde contemporaneamente alcuni dei suoi riferimenti più esperti.
A questo si è aggiunta una scelta tattica che, soprattutto nella fase finale, è sembrata piuttosto scriteriata: tanti elementi offensivi contemporaneamente in campo, nel tentativo di trovare il gol della vittoria, con Koffi schierato in una posizione che non è sembrata essere particolarmente chiara.
La domanda non è se una squadra debba essere offensiva. Il problema è capire come esserlo. Perché attaccare non significa necessariamente schierare più giocatori offensivi. Significa avere equilibrio, occupare bene gli spazi, costruire superiorità e soprattutto non perdere le distanze quando la partita entra nella sua fase decisiva.
E in panchina qualche esperienza c’era
C’è poi un’altra riflessione inevitabile. In panchina qualche elemento in grado di garantire esperienza e conoscenza della categoria c’era. Buso e Di Francesco, ad esempio, possono essere considerati giocatori che, almeno sul piano dell’esperienza e della malizia, qualcosa alla Serie B possono ancora dare. Non necessariamente dovevano essere loro a cambiare la partita, ma in una gara che chiedeva soprattutto equilibrio e lettura dei momenti, la loro presenza poteva rappresentare un’alternativa. Il rischio, invece, è stato quello di voler dimostrare qualcosa troppo presto, quasi di voler dimostrare che questo Catanzaro può e deve essere protagonista immediatamente. Ed è forse proprio questa voglia di dimostrare, di accelerare i tempi, che rischia di giocare un brutto scherzo a Gorgone.
La condizione fisica non aiuta
C’è poi un aspetto che non può essere sottovalutato: la condizione fisica. Tre trasferte consecutive, un’estate iniziata con una rosa ancora incompleta e un gruppo che deve ancora trovare automatismi e gerarchie non rappresentano certamente le condizioni ideali per partire al massimo. Il Catanzaro non sembra ancora essere una squadra fisicamente brillante e, in una partita giocata sotto un caldo asfissiante, questo aspetto si è probabilmente fatto sentire ancora di più. Non può però diventare un alibi. Può essere una spiegazione, non una giustificazione.
Il mercato e una rosa ancora da completare
Resta poi il tema della costruzione della squadra. Gli errori commessi nella gestione del mercato hanno inevitabilmente avuto delle conseguenze e oggi si vedono soprattutto quando il tecnico deve cercare soluzioni alternative. Il Catanzaro ha bisogno che alcuni giocatori giovani crescano, ma anche che i calciatori più esperti riescano a diventare punti di riferimento per il gruppo. Da Iemmello a Petriccione, passando per Pigliacelli, servono personalità, leadership e capacità di fare quadrato intorno alla squadra e, soprattutto, intorno al tecnico. Non significa chiedere ai giocatori più esperti di risolvere ogni problema. Significa chiedere loro di diventare il collante di una squadra che, oggi, appare ancora alla ricerca di una propria identità.
Adesso serve capire chi vuole davvero ballare
Il tempo per cambiare rotta c’è, ma serve capire se tutti vogliono davvero ballare. Il Catanzaro deve ritrovare equilibrio, affidarsi all’esperienza dei suoi uomini più rappresentativi e permettere ai giovani di crescere senza chiedere loro più di quanto possano dare oggi.
Zero punti dopo tre giornate sono un campanello d’allarme, non una sentenza. Ma adesso servono scelte lucide, responsabilità e la volontà di correggere ciò che non sta funzionando. Perché il campionato è appena iniziato, ma per raddrizzarlo bisogna volerlo davvero.
Foto US Catanzaro 1929
Redazione 24


Lo scorso 30 maggio ,la societa sapeva gia la direzione che voleva prendere……….per me Gorgone a fatto una scelta inteligente che probabilmente facevo anche io ogni giorno e due volte la domenica………Tempo da cambiare??? E quale allenatore vuole venire a catanzaro durante l’attuale situazione e obbiettivo?? SPERO CHE MI SBAGLIO ,MA SONO PREOCCUPATO TANTISSIMO NELLA DIREZIONE ATTUALE ..IN QUESTO CALCIO DI SOLDI OGGI…💛🦅🗡❤️
Che depressione siamo ultimi da soli e la cosa più preoccupante è il gioco, vedo molto complicato anche uscirne perché trovare un altro buon allenatore è difficile, per gli svincoloati bisogna investire, spero solo che la squadra sia ancora con Gorgone e che questi abbia gli attributi e le idee per uscire da questa situazione pessima.
Per fortuna il tempo per rimediare c’è ancora ❤️💛🦅